Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.

Palazzo de Majo

Il palazzo de Majo rappresenta la testimonianza più tipica dell’architettura barocca civile a Chieti.

Esso è il prodotto di un complesso di edifici costruiti in epoche diverse dalla famiglia Costanzo e passato in proprietà ai marchesi de Majo solo agli inizi dell’Ottocento.

Con la famiglia de Majo il palazzo torna ai suoi vecchi fasti soprattutto riguardo la nuova sistemazione del giardino già esistente.

Acindino de Majo, che restaurò l’edificio tra il 1884 e il 1886, viene ricordato come uno dei personaggi più eleganti di Chieti.

Il palazzo rimase da allora di proprietà dei marchesi e nel tempo trovò diverse utilizzazioni sino a divenire sede del Comando della Divisione Gran Sasso che l’occupò fino al 1943. Oggi è stato acquistato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti ed è in restauro affinché riacquisti l’antico prestigio.

L’edificio si presenta su due soli piani, oltre il piano terra, e si sviluppa intorno ad una corte porticata interna. Lo stile è quello delle ville vesuviane napoletane e ciò è testimoniato dalla pianta quadrata con i pilastri ad archi rampanti che definiscono lo spazio centrale, dalla magnificenza delle dimensioni e dalla ricca varietà delle articolazioni strutturali. Proprio per l’utilizzo di soluzioni pressoché uniche si pensa che l’imponente palazzo sia opera di uno o più architetti di cultura napoletana appartenenti alla scuola del Vanvitelli o del Fuga.

La facciata del palazzo è testimonianza di tale matrice in quanto si presenta come un impianto molto solenne che distacca con chiarezza la sovrapposizione tra le finestre ed il cornicione.

Lo scalone rappresenta l’episodio nodale intorno al quale fu impostato nell’Ottocento tutto il progetto di ristrutturazione e di ampliamento dell’edificio originario, risalente ai primi anni del ‘600.

L’altezza del Palazzo, molto diversa dagli altri presenti a Chieti, è dovuta al fatto che la facciata era prospiciente alla Chiesa di San Domenico di cui non poteva superare l’altezza e l’imponenza.

La magnificenza delle sue dimensioni, la varietà delle sue articolazioni strutturali tutto ne sottolinea il ruolo di spazio fondamentale di rappresentanza evidenziato dalla torretta che funge da parte culminante dell’edificio e dall’ampio terrazzo che domina il Corso Marrucino.

Il Palazzo conserva al suo interno molte delle decorazione pittoriche ottocentesche.